Ti lavi i denti con cura, magari anche due volte al giorno, eppure il dentista ti dice che hai “tartaro sottogengivale da rimuovere”. Come è possibile, se non vedi nulla?
La risposta è nella parola stessa: sotto-gengivale. Questo tartaro non sta sulla superficie visibile del dente, ma si nasconde nel solco tra dente e gengiva, in un punto che né l’occhio né lo specchio possono raggiungere.
Vediamo perché si forma proprio lì, quali segnali indiretti puoi notare tu stesso, e cosa serve davvero per toglierlo.
Cos’è il tartaro sottogengivale (e perché non lo vedi)
Il tartaro nasce sempre allo stesso modo: placca batterica che non viene rimossa e che i minerali della saliva induriscono fino a trasformarla in una crosta calcificata.
La differenza sta in dove questo accade.
- Il tartaro sopragengivale si forma sopra il bordo della gengiva: lo vedi, spesso è biancastro o giallognolo, ed è quello che senti “ruvido” con la lingua.
- Il tartaro sottogengivale si forma invece dentro il solco gengivale, lo spazio sottile che circonda ogni dente e che separa la gengiva dalla radice. È un ambiente umido, povero di ossigeno e ricco dei componenti del sangue — condizioni che lo rendono più scuro, più duro e più saldamente ancorato alla radice del dente rispetto a quello di superficie.
Proprio perché sta sotto il margine gengivale, nessuno specchio te lo mostra. Il dentista lo individua con uno strumento sottile chiamato sonda parodontale, che misura la profondità del solco e “sente” la ruvidità del deposito lungo la radice.

I segnali che puoi notare (anche senza vederlo)
Non potendolo vedere, il modo più utile per accorgertene è osservare cosa fanno le tue gengive. Alcuni segnali ricorrono spesso insieme al tartaro sottogengivale:
- Sanguinamento quando spazzoli o usi il filo interdentale, anche se delicato;
- Gengive arrossate o gonfie, soprattutto lungo il bordo di alcuni denti;
- Alito persistente che non migliora con collutorio o chewing-gum — ne parliamo nella guida su come eliminare l’alito cattivo;
- Gengive che si ritirano, con il dente che sembra “più lungo” del solito o con radici che iniziano a intravedersi — un fenomeno che approfondiamo nell’articolo sulle gengive ritirate;
- Sensibilità a caldo, freddo o dolce nella zona vicino alla gengiva, quando la radice inizia a scoprirsi (vedi anche sensibilità dentale);
- Piccole sacche tra dente e gengiva, che il dentista misura in millimetri durante il controllo.
Nessuno di questi segnali, da solo, dice con certezza “hai tartaro sottogengivale”. Ma se ne riconosci due o più insieme, è un buon motivo per prenotare un controllo invece di aspettare che passino da soli.
Perché è più rischioso del tartaro di superficie
Il tartaro sopragengivale è fastidioso, ma resta in una zona che spazzolino, filo e pulizie regolari tengono relativamente sotto controllo.
Il tartaro sottogengivale gioca in casa sua: si trova esattamente dove il dente è ancorato ai tessuti di sostegno. La sua superficie porosa trattiene i batteri a contatto diretto con la gengiva e, progressivamente, con l’osso che circonda la radice.
Questo spiega perché il tartaro sottogengivale è considerato il principale acceleratore della catena:
- Gengivite — l’infiammazione è ancora limitata alla gengiva, reversibile con pulizia e igiene costante. Trovi tutti i dettagli nella guida sulla gengivite.
- Parodontite — quando l’infiammazione scende in profondità, coinvolge l’osso e i legamenti che tengono il dente in sede. A questo stadio il danno non è più reversibile. Ne parliamo nell’approfondimento sulla parodontite.
Il punto da ricordare: più il tartaro sottogengivale resta indisturbato, più tempo ha per spingere questa progressione avanti. Non è un problema che “aspetta” mentre tu decidi quando occupartene.
Come si rimuove il tartaro sottogengivale
Qui la differenza rispetto al tartaro di superficie è sostanziale. Una normale igiene orale professionale di routine è pensata soprattutto per il tartaro sopragengivale e per la lucidatura delle superfici (anche con tecnologie come l’Air Flow).
Per il tartaro sottogengivale, quando è consistente, il dentista o l’igienista ricorrono in genere a un trattamento più mirato:
- Curettage sottogengivale: rimozione del tartaro e del tessuto infiammato dentro il solco, con strumenti manuali (curette) o a ultrasuoni con punte sottili pensate per lavorare in profondità;
- Levigatura radicale (root planing): la superficie della radice viene “levigata” per renderla liscia, in modo che i batteri facciano più fatica a riattaccarsi;
- Anestesia locale, spesso necessaria perché si lavora vicino a un tessuto già infiammato e più sensibile;
- Sedute multiple, quando il tartaro sottogengivale è diffuso su più denti o le sacche gengivali sono profonde: non è raro suddividere la bocca in quadranti.
Un punto va ribadito con chiarezza, come per ogni forma di tartaro: non esiste rimozione fai-da-te sicura del tartaro sottogengivale. Trattandosi di depositi nascosti in profondità e a stretto contatto con tessuti già infiammati, l’uso di raschietti o ablatori casalinghi rischia di ferire la gengiva e spingere i batteri ancora più a fondo, aggravando esattamente il problema che si vorrebbe risolvere.
Come prevenire il tartaro sottogengivale
Non è possibile eliminare del tutto il rischio — la formazione di placca è un processo naturale — ma si può ridurre in modo concreto la quantità che finisce a mineralizzarsi sotto il bordo gengivale:
- Cura il bordo gengivale quando spazzoli, inclinando le setole a circa 45 gradi verso la gengiva, dove la placca tende ad accumularsi di più;
- Usa il filo interdentale ogni giorno: raggiunge il solco gengivale meglio dello spazzolino da solo. Trovi la tecnica passo passo nella guida su come usare il filo interdentale;
- Non saltare i controlli periodici: è l’unico momento in cui un dentista può misurare la profondità del solco gengivale e intercettare un accumulo sottogengivale prima che diventi importante;
- Segnala subito il sanguinamento gengivale al tuo dentista, invece di considerarlo normale: è spesso il primo segnale visibile di quello che sta succedendo sotto la superficie.
Domande frequenti
Il tartaro sottogengivale si vede? No, non a occhio nudo: si forma sotto il bordo della gengiva. Lo individua il dentista con una sonda parodontale durante il controllo, misurando la profondità del solco gengivale.
Quali sono i primi sintomi del tartaro sottogengivale? I segnali più comuni sono sanguinamento delle gengive quando spazzoli, alito persistente, gengive arrossate o che iniziano a ritirarsi. Nessuno di questi, da solo, è una diagnosi: servono a capire quando conviene un controllo.
Il tartaro sottogengivale è più pericoloso di quello normale? Sì, perché si trova a diretto contatto con i tessuti che sostengono il dente. Se non trattato, è uno dei fattori che accelerano il passaggio da gengivite a parodontite.
Come si toglie il tartaro sottogengivale? Con un trattamento professionale di curettage e levigatura radicale, spesso in anestesia locale se il deposito è esteso. Non basta la normale pulizia dei denti di superficie.
Si può prevenire il tartaro sottogengivale con il filo interdentale? Il filo interdentale, usato ogni giorno, riduce la quantità di placca che si accumula nel solco gengivale e quindi il rischio che mineralizzi. Non elimina però un tartaro già formato: quello richiede l’intervento del dentista.
Quanto tempo ci vuole per rimuovere il tartaro sottogengivale? Dipende da quanto è esteso: nei casi lievi basta una seduta, in quelli più diffusi il dentista può suddividere il trattamento in più appuntamenti, uno per zona della bocca.
Fonti: Istituto Superiore di Sanità — Salute orale; Humanitas — Tartaro e placca dentale; American Dental Association (ADA) — “Scaling and Root Planing”.
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