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Autore: admin

Spazzolino elettrico per bambini: come sceglierlo?

Lo spazzolino elettrico può essere un valido alleato per la salute orale del tuo bambino. Generalmente, questo strumento incuriosisce molto i più piccoli e nonostante la semplicità d’uso, garantisce risultati davvero ottimali.

In questo articolo vedremo come scegliere lo spazzolino elettrico per il tuo bambino, l’età in cui è consigliabile proporglielo e quale metodo insegnargli per lavarsi i denti accuratamente.

Perché proporre lo spazzolino elettrico anche ai bambini

I vantaggi dello spazzolino elettrico sono ormai noti: grazie ai movimenti rotatori ed oscillatori delle setole, infatti, questo strumento garantisce un’ottima pulizia della superficie dentale, anche nello spazio presente tra il dente e la gengiva, e una rimozione efficace della placca.

Un beneficio di cui possono godere anche i più piccoli senza particolari controindicazioni, a patto che la scelta dello spazzolino venga effettuata con la giusta cura e che l’adulto di riferimento supervisioni sempre il bambino al momento del lavaggio.

Come scegliere lo spazzolino elettrico per i bambini?

In commercio esistono tantissime tipologie di spazzolino elettrico per bambini. Ci sono, tuttavia, delle caratteristiche che possono essere utili per orientarsi nella scelta:

  • La testina: dev’essere piccola, per adattarsi al meglio alla dimensione della bocca del bambino, e avere le setole morbide per non irritare le gengive. È bene ricordare che va sostituita ogni volta che appare rovinata e comunque, in generale, ogni due o tre mesi.
  • Sensore di pressione: molti spazzolini elettrici dispongono di questo sensore che si illumina nel momento in cui la pressione esercitata sulla testina risulta troppo forte. Questo serve per evitare danni alle gengive o ai tessuti orali.
  • Timer: emette un segnale per indicare il momento in cui cambiare l’area da spazzolare. È utile perché aiuta il bambino a scandire la pulizia e a dedicare il giusto tempo ad ogni quadrante della bocca.
  • Modalità di spazzolamento delicata: garantisce un tocco leggero sui denti e le gengive del tuo bimbo.
  • Luci, colori, immagini: spesso gli spazzolini elettrici sono decorati con immagini di supereroi, principesse, personaggi dei cartoni animati. Scegli quello preferito dal tuo bambino, gli verrà più voglia di lavarsi i denti!

Come lavare i denti con lo spazzolino elettrico?

Il rischio dello spazzolino elettrico è che potrebbe impigrire chi lo usa. Il movimento rotatorio delle setole non basta, da solo, a garantire una buona igiene orale: è importante imparare come lavarsi bene i denti, e lo stesso vale per i nostri bambini.

Ecco qualche consiglio:

  • Tenere la testina per 4-5 secondi sulla superficie interna, esterna e masticatoria del dente, con particolare attenzione alla zona del solco gengivale.
  • Non fare troppa pressione sui denti e le gengive.
  • Spazzolare per almeno due minuti.
  • Lavare i denti almeno due volte al giorno

A che età cominciare ad usare lo spazzolino elettrico?

Riguardo all’età in cui cominciare ad usare lo spazzolino elettrico non ci sono indicazioni specifiche.

Generalmente, si consiglia di proporlo ai bambini verso i tre anni, età in cui la manualità è già buona e il piccolo, aiutato dalla semplicità di utilizzo di questo strumento, può imparare a lavarsi i denti autonomamente, sempre sotto la supervisione dell’adulto.

Ad ogni modo, è bene che il bambino impari anche ad utilizzare lo spazzolino manuale, per le situazioni in cui quello elettrico non è disponibile.

Conclusione

Lo spazzolino elettrico è uno strumento efficace per la tua salute orale e per quella del tuo bambino.

Per una perfetta igiene orale integra la pulizia domiciliare con sedute di igiene dentale professionale contattando uno dei nostri Dentisti di Fiducia: si prenderà volentieri cura del vostro sorriso.

Candidosi orale: come riconoscerla e curarla

La candidosi orale è un disturbo abbastanza comune, che si manifesta con la comparsa di chiazze bianche e può causare dolore, bruciore e alterazione del gusto.

In questo articolo ne approfondiremo le cause e i sintomi, insieme ai trattamenti possibili e agli accorgimenti utili per la prevenzione.

Cos’è la candidosi orale?

La candidosi orale, definita anche mughetto, è un’infezione della bocca e della gola che si manifesta con una proliferazione incontrollata del fungo Candida Albicans, già presente in forma limitata nel bioma orale.

In condizioni normali, il fungo della candida viene considerato come un micro-organismo probiotico buono, poiché fa parte della flora batterica delle mucose (orali e intestinali) contribuendo alla loro difesa e alla corretta assimilazione e fermentazione di alcuni nutrienti importanti per l’organismo.

Il suo comportamento può però diventare patogeno, innescando così il processo di infezione: in questo caso il fungo, anziché proteggerle, attacca le mucose diventando altamente infettivo, resistente e veloce nella propagazione.

Qual è l’aspetto della candida orale?

Per via del suo peculiare aspetto, la candidosi orale viene identificata anche con il nome di mughetto. L’infezione, infatti, porta alla creazione di una patina dall’aspetto bianco e soffice sulle mucose (lingua, palato, parete interna delle guance e gola).

Tipologie di candida orale

Sulla base della classificazione di Lenhar, questa tipologia può presentare tre diverse manifestazioni cliniche:

  • Candida orale pseudomembranosa: questa è la tipologia più comunemente diffusa. Manifesta una patina bianca sulle muscose, che se rimossa evidenzia delle lesioni dal colore rosso, spesso sanguinanti. Colpisce frequentemente anche i neonati, i nati prematuri o soggetti a problemi nutrizionali.
  • Candida orale eritematosa o atrofica: a differenza della precedente, presenta delle lesioni rossastre sulle superfici delle mucose orali.
  • Candida orale iperplastica: è la tipologia meno diffusa e si riconosce per la presenza di placche e noduli bianchi dalla superficie ruvida.

Come riconoscere i sintomi

Sebbene la manifestazione sulle mucose del cavo orale sia evidente, ai segni visibili spesso è associata la presenza dei seguenti sintomi:

  • Dolore e fastidio durante masticazione e deglutizione.
  • Sensazione di bruciore su lingua e mucose.
  • Percezione del gusto alterata (spesso sgradevole, che può sapere di amaro o salato).
  • Arrossamento del cavo orale, con presenza di placche bianche e dolorose.
  • Screpolature agli angoli della bocca (cheilite angolare).

La candidosi orale è contagiosa?

La candida orale è contagiosa e si può trasmettere in diversi modi. Uno dei più comuni è il contatto diretto con le mucose infette, per esempio attraverso un bacio. Il contagio però può avvenire anche per contatto indiretto, attraverso lo scambio di oggetti (es. bicchiere, borraccia…).

Ci sono alcuni soggetti che sono particolarmente predisposti al rischio di contrarre o sviluppare la candidosi, come:

  • Immunodepressi o soggetti dal sistema immunitario debole.
  • Persone che assumono farmaci particolari o che seguono cure antibiotiche in modo errato.
  • Portatori di protesi dentarie.
  • Persone che assumono un quantitativo elevato di cibi zuccherati o che hanno una dieta poco equilibrata.
  • Persone con carenza di ferro, vitamina B12 e acido folico.
  • Soggetti affetti da diabete mellito.

Come si può prevenire e curare la candidosi orale?

Prevenire questa patologia è possibile, basta adottare alcune semplici accortezze:

  • In caso di cura antibiotica, rispettare le dosi prescritte dal medico e ripristinare la flora batterica intestinale mediante l’assunzione di fermenti lattici.
  • Aver cura della propria igiene orale, soprattutto se si rientra tra i soggetti maggiormente esposti al rischio di sviluppare la patologia.
  • Limitare l’assunzione di zuccheri.
  • Curare le manifestazioni della patologia, se presenti in altre parti del corpo, per limitarne la diffusione.
  • Sottoporsi a visite periodiche dal dentista e a sedute regolari di igiene orale professionale.
  • Tenere sotto controllo i livelli di glicemia se affetti da diabete.
  • Condurre uno stile di vita sano, evitando il consumo eccessivo di sigarette e alcol, e adottare una dieta equilibrata.

In aggiunta alla terapia farmacologica prescritta dal medico (che può prevedere l’assunzione di farmaci anti-micotici per un periodo che va dai 7 ai 14 giorni), è opportuno adottare una corretta igiene orale.

Ricordati dunque di lavare i denti regolarmente con uno spazzolino dalle setole morbide, per evitare di lesionare i segni dell’infezione da candida se già presenti, di evitare l’uso eccessivo di collutori e di pulire accuratamente e quotidianamente la protesi dentaria, se ne hai una. Limita, infine, il consumo di cibi dolci. 

Conclusione

La candida orale è una patologia comune, che può però procurare fastidio e dolore. Vista la rapidità con la quale si può diffondere, è opportuno intervenire non appena si colgono i primi segnali.

Rivolgiti ad uno dei nostri Dentisti di Fiducia e prenota la tua visita di igiene orale.

Gengivite e rimedi naturali: qualche consiglio utile

La gengivite è un problema molto comune ma spesso sottovalutato. Tuttavia, se non trattato tempestivamente, quello che all’inizio è solo un fastidio può evolvere in qualcosa di molto più serio. In questo articolo ci soffermeremo sui rimedi naturali per l’infiammazione alle gengive, indagandone l’efficacia.

Gengivite: una breve panoramica sui sintomi e le cause

La gengivite è un’infiammazione delle gengive provocata principalmente dall’accumulo di batteri contenuti nella placca dentale. Se questa placca non viene rimossa attraverso una corretta e regolare igiene orale, si calcifica trasformandosi in tartaro, aggravando la situazione. Una gengivite trascurata può evolvere in parodontite, una patologia ben più grave che può portare anche alla perdita dei denti. 

Ma come riconoscere una gengivite in atto? I sintomi includono arrossamento e gonfiore, sanguinamento, sensibilità al caldo e al freddoalito cattivogengive ritratte.

Oltre all’accumulo di placca, la gengivite può svilupparsi in presenza di malocclusioni dentalicarie (soprattutto se vicine al margine gengivale) o altre patologie (come ad esempio il diabete). Altri fattori di rischio sono abitudini scorrette, come una scarsa igiene orale, il fumo o un’alimentazione povera di vitamine. Anche la gravidanza, con i cambiamenti ormonali che comporta, può infine contribuire a rendere più sensibili le nostre gengive.

gengivite - cos'è

Gengivite e rimedi naturali

Per alleviare i sintomi della gengivite e favorire la guarigione è possibile ricorrere a diversi rimedi naturali:

  • Sciacqui con infusi di erbe: camomilla e malva possiedono delle proprietà lenitive ed antiinfiammatorie. Possono essere utili, quindi, per calmare il fastidio procurato dall’infiammazione.
  • Olio essenziale di tea tree: aggiungendo poche gocce di tea tree oil in acqua tiepida si può ottenere un collutorio naturale dall’azione antisettica.
  • Sciacqui con acqua e sale: una soluzione semplice ma efficace per ridurre gonfiore, irritazione e la presenza batterica nel cavo orale.
  • Vitamina C: aumentare il consumo di frutta e verdura ricca di vitamina C, come agrumi, kiwi e frutti rossi, contribuisce a rinforzare le gengive, rendendole più resistenti alle infiammazioni.
  • Propoli: nota per le sue proprietà antibatteriche e immunostimolanti, la propoli aiuta a sostenere le difese immunitarie della bocca e previene ulteriori infiammazioni.
  • Aloe vera: applicare gel puro di aloe vera sulle gengive aiuta a calmare il dolore e accelerare la guarigione. Questa pianta, infatti, ha riconosciute proprietà antinfiammatorie e rigeneranti.
  • Bicarbonato: utilizzato per fare sciacqui, il bicarbonato aiuta a neutralizzare gli acidi presenti nel cavo orale, riducendo l’infiammazione e contrastando l’accumulo di batteri.

I rimedi naturali bastano a curare la gengivite?

I rimedi naturali qui elencati possono essere un supporto efficace al primo insorgere dei sintomi, per alleviare immediatamente il fastidio. È opportuno ricordare, tuttavia, che la loro azione rimane blanda e che quindi non possono e non devono sostituire i trattamenti professionali garantiti da un odontoiatra.

gengivite - rimedi naturali

Conclusione

Non trascurare i sintomi della gengivite. Una diagnosi precoce e un trattamento adeguato permettono di curare completamente questa patologia e prevenire complicazioni più gravi.

I nostri Dentisti di Fiducia sono a disposizione per offrirti un piano di cura personalizzato, restituendoti un sorriso sano e bello. Compila il modulo che trovi qui sotto e prenota un appuntamento senza impegno.

Fluorosi dentale: di che cosa si tratta?

La fluorosi dentale è una patologia riconducibile ad un’assunzione prolungata ed eccessiva di fluoro. Se non consumato in modo equilibrato, infatti, quello che può essere un grande alleato nel rinforzare e proteggere i denti può diventare una minaccia per l’estetica e la salute del sorriso.

In questo articolo approfondiremo in cosa consiste la fluorosi dentale, insieme ai sintomi e ai vari trattamenti possibili.

fluorosi dentale - cosè

L’apporto quotidiano di fluoro

Sull’apporto giornaliero ottimale di fluoro per il nostro organismo non ci sono pareri unanimi. In generale, la dose consigliata per una persona adulta oscilla tra gli 1,5 e i 4 mg al giorno, mentre per i bambini il fabbisogno cresce con l’età (fino a 6 mesi di vita è di 0,1-0,5 mg al giorno; da 6 mesi a 1 anno 0,2-1 mg al giorno; tra 1 e 3 anni da 0,5 a 1,5 mg al giorno; tra 4 e 6 anni da 1,0 a 2,5 mg al giorno; a partire dai 7 anni da 1,5 a 2,5 mg al giorno). L’assunzione per via sistemica di fluoro, tuttavia, è oggi sconsigliata, perché comporta molti più rischi rispetto ai benefici che può dare.

Di per sé, per garantire l’apporto di fluoro necessario al nostro organismo e ai nostri denti (salvo casi particolari) è sufficiente una dieta equilibrata, con un’attenzione particolare per l’acqua che beviamo, e l’utilizzo di appositi dentifrici al fluoro per l’igiene orale quotidiana.

Cause della fluorosi dentale

A causare un eccesso di fluoro e di conseguenza la fluorosi dentale possono essere:

  • Il consumo quotidiano di acqua eccessivamente fluorata: in Italia, la fluorizzazione delle acque potabili non viene praticata, perché la quantità di fluoro in esse contenuta viene considerata appropriata. Non in tutti i Paesi, però, funziona così.
  • L’utilizzo di integratori o prodotti al fluoro quando non ce n’è realmente bisogno.
  • L’ingestione eccessiva di dentifricio, soprattutto da parte dei bambini, che per questo motivo andrebbero supervisionati finché si lavano i denti
  • L’utilizzo, durante l’infanzia, di dentifrici al fluoro inadeguati per l’età di riferimento.

Sintomi della fluorosi

Un primo sintomo di fluorosi dentale è la comparsa di macchie irregolari sulla superficie del dente dal colore bianco/ giallastro e, in certi casi, addirittura bruno. Nei casi più gravi, lo smalto diventa poroso e si creano dei veri e propri solchi: questo comporta un generale indebolimento del dente e una maggiore esposizione al rischio di contrarre carie.

Esiste una cura?

Curare la propria alimentazione ed evitare di eccedere con i prodotti contenenti fluoro è la prima cosa da fare quando ci si accorge di essere soggetti a fluorosi dentale. Per rimediare agli effetti, estetici ma non solo, di questa patologia, ci sono poi dei trattamenti che possono venire in nostro aiuto.

In presenza di sintomi lievi, ad esempio, lo sbiancamento dentale può essere utile per eliminare le macchie. Nei casi di media entità, una soluzione può essere invece il bonding dentale, una tecnica non invasiva che consiste nell’applicazione di apposite resine sulla superficie dentale, per ridonare una colorazione omogenea al dente. Quando la situazione è maggiormente compromessa, infine, le faccette dentali possono ripristinare il dente danneggiato.

fluorosi dentale - cure

Conclusione

Se sui tuoi denti, o su quelli del tuo bambino, hai notato la comparsa di macchie biancastre, potrebbe trattarsi di fluorosi dentale. Contatta uno dei nostri Dentisti di Fiducia per una visita approfondita e per individuare insieme eventuali trattamenti.

Fluoro ai bambini: come somministrarlo in modo efficace?

Il fatto che il fluoro sia importante per la salute dei denti e la prevenzione delle carie, in età pediatrica ma non solo, è riconosciuto. Negli ultimi anni, però, si è dibattuto molto sulle modalità in cui somministrarlo per ottenere risultati soddisfacenti.

In questo articolo proveremo a capire che cos’è il fluoro, cosa succede quando ne viene consumato troppo o troppo poco e come orientarsi per una corretta somministrazione.

Perché il fluoro è importante per i denti?

Il fluoro è un minerale che, a contatto con lo smalto dentale, ha la facoltà di renderlo più forte, perché trasforma i cristalli di idrossiapatite che in parte lo compongono in una sostanza più resistente, la fluorapatite. In questo modo, i denti riescono a resistere meglio agli attacchi acidi dei batteri cariogeni. Sempre per azione del fluoro viene contrastata l’adesione dei batteri (in particolare dello Streptococco Mutans, principale responsabile della carie) alla superficie dentale.

floro ai bambini - perchè è importante

Fluoroprofilassi topica o sistemica?

Capire come effettuare efficacemente la somministrazione del fluoro, è fondamentale per la salute dei nostri denti

Ad oggi le linee guida OMS sulla fluoroprofilassi, raccomandate anche dal Ministero della salute, suggeriscono una somministrazione topica, e non sistemica, del fluoro. Quest’ultima, che qualche tempo fa andava per la maggiore, prevedeva l’assunzione di gocce o integratori già durante la gravidanza e poi in fase pre-eruttiva.

L’effettiva efficacia di questo metodo, però, è stata messa in dubbio. Fatta eccezione per situazioni particolari individuate dal pediatra di riferimento, quindi, per raggiungere l’apporto sufficiente a prevenire le carie basterà lavare accuratamente i denti del bambino con appositi dentifrici al fluoro.

Effetti della carenza o dell’eccesso di fluoro

Perché il fluoro possa giovare ai denti è fondamentale un consumo bilanciato. Un apporto insufficiente, infatti, rende i denti più esposti alle carie. D’altro canto, un consumo eccessivo può portare alla fluorosi dentale, una patologia che comporta la comparsa di macchie bianche o gialle sullo smalto che, nei casi più importanti, diventa poroso e fragile.

I quantitativi consigliati

Per un’assunzione bilanciata di fluoro, i quantitativi consigliati sono questi:

  • 6 mesi-6 anni: lavare i denti con un dentifricio che contenga almeno 1000 ppm (parti per milione) di fluoro per 2 volte al giorno. Ma quanto dentifricio mettere sullo spazzolino? La dose suggerita è la cosiddetta “pea-size”, ovvero una piccola pallina della dimensione di un pisellino. Per evitare che il bambino ingerisca più dentifricio del dovuto, è importante che il genitore lo supervisioni e lo aiuti a spazzolare bene i denti. In casi particolari (come ad esempio soggetti ad alto rischio carie o quando il ricorso al dentifricio risulta oggettivamente difficile), previo accordo con il pediatra o il pedodontista, si possono usare in integrazione gocce, compresse, appositi gel o vernici al fluoro. 
  • 6+ anni: dentifricio con almeno 1000 ppm di fluoro per 2 volte al giorno.
fluoro ai bambini - consigli

Conclusione

Se hai dubbi su come somministrare il fluoro al tuo bambino o, in generale, vuoi confrontarti con un professionista competente a questo riguardo, contatta uno dei nostri Dentisti di Fiducia: ti aiuterà a prenderti cura al meglio della salute orale del tuo piccolo.

Chirurgia mucogengivale: soluzione per le gengive ritirate

La recessione gengivale non è solo una questione estetica. Se trascurata, può causare sensibilità dentaledisagio nella masticazione e persino compromettere la salute del dente. Fortunatamente esiste una soluzione efficace: l’innesto gengivale.

Cos’è la chirurgia mucogengivale?

La chirurgia mucogengivale è una tecnica odontoiatrica specifica per trattare i problemi della gengiva e della mucosa orale. È una soluzione efficace per:

In sostanza, l’obiettivo è proteggere la radice del dente e ripristinare un’estetica naturale e armoniosa.

Quando è necessario un innesto gengivale?

L’intervento di innesto gengivale è particolarmente consigliato nei seguenti casi:

  • Sensibilità dentale: quando mangi o bevi e provi fastidio perché le radici sono esposte.
  • Estetica compromessa: se il sorriso appare irregolare a causa delle gengive che si sono ritirate.
  • Prevenzione: per bloccare la recessione prima che diventi troppo importante e comprometta la stabilità del dente o dell’impianto dentale.

Ricorda: intervenire tempestivamente significa risultati migliori e una soluzione più semplice!

chirurgia mucogengivale-quando è consigliato

Come funziona l’intervento?

L’innesto gengivale si esegue direttamente in studio dentistico, generalmente in anestesia locale, e prevede questi passaggi principali:

  1. Preparazione e anestesia

Viene somministrata un’anestesia locale per evitare qualsiasi fastidio durante l’intervento.

  1. Prelievo del tessuto gengivale

Generalmente il tessuto necessario viene prelevato dal palato del paziente, area ricca di mucosa cheratinizzata ideale per questo tipo di operazioni.

  1. Posizionamento dell’innesto

Il tessuto prelevato viene delicatamente collocato sulla zona da trattare e fissato con punti di sutura.

  1. Guarigione e controlli

Dopo l’intervento è necessario seguire con attenzione le indicazioni del dentista per assicurare una guarigione veloce e ottimale.

È dolorosa la chirurgia mucogengivale?

La preoccupazione per il dolore è assolutamente comprensibile, ma è importante sottolineare che l’intervento, eseguito in anestesia locale, è solitamente indolore

Potresti avvertire solo un leggero fastidio dopo che l’effetto anestetico svanisce, facilmente gestibile con comuni antidolorifici consigliati dal tuo dentista.

Quali conseguenze possono esserci?

Come per qualsiasi intervento chirurgico, è possibile che si verifichino alcuni lievi fastidi temporanei, tra cui:

  • Lieve sanguinamento
  • Gonfiore temporaneo
  • Sensibilità dentale

Affidarsi a uno specialista con esperienza permette però di minimizzare il rischio di possibili complicanze.

Quanto dura il recupero?

La guarigione completa richiede solitamente da una a due settimane. Durante questo periodo è fondamentale mantenere un’igiene orale scrupolosa e seguire con attenzione le indicazioni del dentista riguardo alimentazione e cura della ferita.

Come prendersi cura delle gengive dopo l’intervento

Per garantire una guarigione ottimale:

  • Usa uno spazzolino morbido.
  • Evita cibi troppo caldi, piccanti o croccanti nelle prime settimane.
  • Mantieni un’igiene orale eccellente.
chirurgia mucogengivale-come prendersi cura

Conclusione

Non lasciare che un problema risolvibile come la recessione gengivale comprometta il benessere e l’estetica del tuo sorriso. La chirurgia mucogengivale potrebbe essere proprio la soluzione che stai cercando.

Se hai domande o desideri fissare una visita con uno dei nostri Dentisti di Fiducia, compila il modulo qui sotto: prenditi cura del tuo sorriso nel modo migliore!

Trauma denti da latte: cosa fare e come proteggerli

Il trauma ai denti da latte è un evento piuttosto frequente nei bambini, dovuto a cadute, attività sportive, giochi particolarmente dinamici o impatti accidentali. Anche se questi denti sono destinati a cadere, non vanno sottovalutati: i denti decidui (o “da latte”) guidano la corretta posizione dei denti permanenti, favoriscono una masticazione adeguata e contribuiscono al regolare sviluppo delle arcate dentarie.

L’importanza dei denti da latte

Spesso ci si chiede perché si debba prestare così tanta attenzione a un dente che, in ogni caso, cadrà. La risposta è semplice: i denti da latte non sono solo un “passaggio” verso i denti permanenti, ma garantiscono la corretta posizione delle arcate e aiutano il bambino a sviluppare una masticazione corretta.

Per questo, un trauma ai denti da latte non deve mai essere sottovalutato. La frattura o la perdita prematura di un dente deciduo, se non adeguatamente trattata, potrebbe portare a problemi di occlusioneallineamento o complicazioni come infezioni e ascessi.

Sintomi del trauma dentale

sintomi che suggeriscono un possibile trauma ai denti da latte sono:

Riconoscere i segnali di un trauma, anche se lieve, è determinante per intervenire con tempestività e limitare così l’insorgere di problemi dentali più gravi.

Trauma denti da latte - sintomi

Le tipologie del trauma ai denti da latte

traumi ai denti da latte possono essere classificati in base alla struttura coinvolta: la parte esterna del dente (smalto e dentina) o i tessuti di sostegno (gengiva, legamento parodontale, osso alveolare).

Le principali tipologie comprendono:

  • Contusione: Il dente resta nella sua posizione naturale ma i tessuti circostanti sono lesionati.
  • Frattura: Può interessare solo la corona del dente (quindi lo smalto e la dentina) oppure, nei casi più gravi, arrivare a coinvolgere la polpa e la radice.
  • Lussazione: Il dente resta ancorato alla gengiva ma risulta dislocato o fortemente mobile.
  • Avulsione: Il dente viene completamente espulso dal suo alveolo. Per i denti da latte, non si procede al reimpianto, per evitare possibili danni al dente permanente che si sta formando.

Cosa fare in caso di trauma ai denti da latte

La prima regola è non farsi prendere dal panico. Un atteggiamento calmo e rassicurante aiuta il bambino a vivere la situazione con più serenità. Se c’è sanguinamento, è consigliabile tamponare delicatamente con garze sterili e applicare un impacco freddo esternamente per ridurre gonfiore e dolore.

In presenza di frattura, qualora fosse possibile recuperare il frammento, è bene conservarlo in acqua o soluzione fisiologica, così da consentire al dentista di valutare l’eventuale possibilità di ricollocarlo.

Quando si sospetta una contusione o una lussazione, è fondamentale evitare qualsiasi manovra “fai da te”: cercare di rimettere il dente in posizione o di stabilizzarlo autonomamente porta a peggiorare il danno.

È importante recarsi dal dentista pediatrico il prima possibile per un controllo e valutare la situazione.

Trauma denti da latte - cosa fare

Possibili trattamenti

Il trattamento varia a seconda del tipo di lesione e della gravità. Alcune fratture superficiali possono essere risolte lucidando o limando il dente per eliminare bordi taglienti, mentre fratture più profonde possono richiedere ricostruzioni o procedure specifiche per salvaguardare la polpa del dente.

Nel caso di una contusione, è possibile che il dente si scurisca nel tempo: in questa circostanza, il dentista monitorerà periodicamente la situazione per intervenire in caso di necrosi o formazione di un ascesso.

Se il dente è uscito del tutto, come già accennato, non si effettua il reimpianto, poiché si rischierebbe di danneggiare il dente permanente sottostante.

Prevenzione e consigli utili

Anche in ambito pediatrico, la prevenzione rimane fondamentale. Per salvaguardare i dentini bastano semplici ma efficaci accorgimenti, come abituare i bambini a proteggere la bocca durante le attività sportive (magari utilizzando paradenti su misura in caso di sport da contatto) ed insegnargli a non mordere oggetti duri (come giocattoli e penne).

Inoltre, programmare regolari visite dal pedodontista permette di individuare eventuali criticità e intervenire subito se dovessero insorgere complicazioni.

trauma denti da latte - prevenzione

Conclusione

Prendersi cura dei denti da latte significa proteggere il sorriso del tuo bambino. Un trauma, se non gestito correttamente, potrebbe avere importanti ripercussioni sulla sua salute orale. Per questo motivo, di fronte a qualsiasi dubbio o segnale di allarme, è fondamentale rivolgersi allo specialista.

Se hai bisogno di una consulenza o desideri fissare un appuntamentocompila il modulo che trovi qui sotto. Riceverai assistenza da uno dei nostri “Dentisti di Fiducia”, selezionati per la loro competenza clinica e per l’attenzione particolare rivolta al benessere dei piccoli pazienti.

Intarsio dentale: come ripristinare i denti danneggiati

L’intarsio dentale è una tecnica di restauro conservativo, finalizzata a salvaguardare il dente non completamente compromesso e a garantire una resa estetica ottimale e duratura.

Cos’è l’intarsio dentale e quando viene applicato

L’intarsio dentale consiste in una parziale ricostruzione in laboratorio del dente danneggiato. Tale approccio può essere utilizzato solo in determinate circostanze, ovvero quando il dente non è eccessivamente compromesso o quando non si ritiene necessario ricorrere a una corona (capsula).

In generale, si utilizza questa tecnica in caso di:

  • Carie profonde: quando l’otturazione classica non è sufficiente perché la carie ha compromesso gran parte del dente.
  • Vecchie otturazioni compromesse: quando la piombatura non è più aderente al dente, causando problemi come le infiltrazioni cariose (carie nascoste sotto l’otturazione).
  • Denti fratturati: solo se la frattura non è troppo grave.
  • Necessità estetiche: l’intarsio può essere utilizzato anche per migliorare la funzionalità e l’estetica rispetto a una classica otturazione.

L’intarsio viene solitamente applicato ai denti posteriori (molari e premolari), dove le carie sono generalmente più ampie e il carico masticatorio maggiore.

Tipologie di intarsi dentali

L’intarsio può essere realizzato con tre differenti materiali:

  • Compositi: buona resa estetica, meno costosi rispetto ad altri materiali, ma più soggetti a usura.
  • Ceramica (porcellana): ottima resa estetica, elevata resistenza e biocompatibilità.
  • Oro: estremamente resistenti, ma meno utilizzati a causa della particolare resa.
Intarsio dentale - tipologie

Come viene applicato l’intarsio dentale?

L’intarsio dentale è una tecnica di restauro indiretto che, diversamente dall’otturazione classica, si svolge in due fasi:

  • Prima fase: durante la prima visita, il dentista rimuove la parte del dente compromessa dalla carie e prende uno stampo che sarà utilizzato in laboratorio per realizzare l’intarsio. Nell’attesa viene applicata un’otturazione provvisoria per preservare il dente.
  • Seconda fase: l’intarsio viene applicato e fissato permanentemente sul dente, limandone la superficie per eliminare imperfezioni e facilitare la masticazione.

Quali sono i vantaggi dell’intarsio dentale?

L’intarsio dentale non è un sostituto diretto dell’otturazione, poiché si utilizza quando l’efficacia di quest’ultima risulta compromessa dall’estensione o profondità della carie. Tuttavia, questa tecnica offre diversi vantaggi sia estetici che funzionali, quali:

  • Ripristino della funzione masticatoria
  • Rapidità di esecuzione
  • Elevata resistenza del restauro conservativo
  • Minore dolore rispetto ad altre tecniche
  • Elevata precisione (poiché è realizzato su misura)

Inoltre, l’utilizzo di ceramiche e materiali compositi rende l’intarsio quasi invisibile, adattandosi al colore naturale del dente.

Limiti dell’intarsio dentale

Nonostante i numerosi benefici, l’intarsio non rappresenta la soluzione più indicata se:

  • Il dente è troppo compromesso, rendendo preferibile la corona dentale.
  • È presente un’infezione che richiede la devitalizzazione.
  • Il paziente soffre di bruxismo, che potrebbe causare un deterioramento precoce dell’intarsio.
  • Vi è poco margine di applicazione, rendendo difficile l’adesione dell’intarsio.

In generale, l’intarsio è una soluzione durevole (fino a 10 anni con una corretta igiene orale), in grado di preservare la struttura del dente e integrarsi perfettamente nell’arcata dentale.

Alcuni suggerimenti post-intervento

Non è previsto un periodo di convalescenza particolare dopo il trattamento, in quanto si tratta di un intervento non invasivo. Tuttavia, è importante prendersi cura del dente per garantirne una lunga durata nel tempo. Pertanto, oltre a una corretta igiene orale, si consiglia di evitare il consumo di:

  • Cibi duri e gommosi (caramelle dure, gomme da masticare, frutta secca), che potrebbero compromettere l’adesione dell’intarsio.
  • Alimenti molto caldi o molto freddi, a causa di una maggiore sensibilità post-intervento.
Intarsio dentale - suggerimenti

Conclusione

L’intarsio dentale è una soluzione ideale per riparare i denti danneggiati in modo efficace e duraturo, garantendo un risultato estetico ottimale e poco invasivo. Contatta uno dei nostri Dentisti di Fiducia per avere maggiori informazioni e individuare assieme a te il percorso di cura migliore.

Sigillatura dei denti: una barriera contro le carie

La sigillatura dei denti è una procedura odontoiatrica preventiva che consente di proteggere i molari dalle carie. In questo articolo approfondiremo che cos’è, come viene fatta e perché è importante eseguirla già durante l’infanzia.

Che cos’è e a cosa serve la sigillatura dei denti?

La sigillatura dei denti è una procedura che prevede l’applicazione di un’apposita resina, il sigillante dentale, sulla superficie dei molari permanenti, tipicamente irregolare e caratterizzata dalla presenza di solchi. In queste fessure, data l’impossibilità di un’efficace igiene orale domiciliare, tendono ad accumularsi residui alimentari, placca e batteri con il conseguente insorgere di processi cariogeni anche gravi. Riempire i solchi con la resina consente di rendere più liscia la superficie del dente e di proteggerla maggiormente dall’attacco delle carie.

sigillatura - come si fa

La sigillatura dei denti nei bambini

Vista la sua importante funzione protettiva e preventiva, la sigillatura dei denti solitamente viene effettuata già durante l’infanzia, verso i sei anni. I primi molari permanenti erompono infatti in questo periodo e necessitano di tutta la protezione possibile: per la loro conformazione e posizione sono difficili da pulire bene, soprattutto per un bambino che sta ancora imparando a prendersi cura in modo efficace dei propri dentini.

In più, i bambini tendono a consumare più dolciumi rispetto ad un adulto e questo li rende più esposti all’attacco delle carie. Un’ulteriore sigillatura viene svolta non appena erompono i “secondi molari” e i premolari permanenti, quindi intorno ai 10-12 anni. Nonostante sia un trattamento solitamente eseguito in giovane età, ci sono casi in cui anche soggetti adulti possono trarne beneficio.

Come viene fatta?

Il trattamento è rapido ed indolore, non richiede quindi né anestesiasedazione, e non ha controindicazioni. Ecco come si svolge:

  • Pulizia del dente da sigillare. Se ci sono dei processi cariogeni in atto, andranno curati prima del trattamento.
  • Applicazione di un gel acido che favorisce la buona adesione del sigillante sulla superficie del dente 
  • Risciacquo e asciugatura.  
  • Applicazione della resina
  • Solidificazione del sigillante con l’aiuto di apposite lampade a led.
Sigillature - cosa sono

Quanto dura una sigillatura?

Una sigillatura del dente ben eseguita può durare molti anni. È importante, tuttavia, sottoporsi di tanto in tanto a dei controlli, perché la superficie masticatoria è particolarmente esposta a processi di usura ed abrasione. In caso di necessità, la sigillatura può essere ripetuta senza controindicazioni.

Conclusione

Con la sigillatura dei denti puoi proteggere i denti, tuoi o del tuo bambino, in modo semplice ed indolore. Contatta uno dei nostri Dentisti di Fiducia per saperne di più!

Erosione dello smalto dentale: cos’è e come intervenire

L’erosione dello smalto dentale consiste in una lenta e progressiva perdita di sostanza dentale. In questo articolo ne indaghiamo le cause e le conseguenze, insieme alle soluzioni possibili.

Caratteristiche e funzioni dello smalto dentale

Lo smalto è la sostanza altamente mineralizzata che avvolge la corona, cioè la porzione visibile del dente, esposta all’ambiente orale. La sua funzione è proteggere la dentina e la polpa dentale da eventuali traumi e dall’attacco dei batteri cariogeni. Nonostante la sua durezza e resistenza, per diverse ragioni lo smalto dentale può arrivare ad erodersi, provocando sensibilità dentale ed esponendo fortemente il dente allo sviluppo delle carie.

Erosione dello smalto caratteristiche

Quali sono le cause dell’erosione dello smalto dentale?

L’erosione dello smalto dentale è un processo chimico, le cui cause possono essere:

  • Sostanze acide: un consumo elevato di cibi o bevande acide come succhi di frutta, bibite gassate o caffè porta al danneggiamento dello smalto dentale.
  • Reflusso gastro-esofageo e disturbi alimentari come la bulimia, che rendendo il pH della bocca più acido del normale, aumentano il rischio di erosione.
  • Scarsa salivazione: la saliva contribuisce infatti a neutralizzare gli acidi presenti nel cavo orale.

La perdita di sostanza dentale può essere ricondotta anche ad altre cause, come il bruxismo, che porta a digrignare i denti, consumandoli. Hanno lo stesso effetto anche eventuali malocclusioni, cha causano contatti inusuali e talvolta traumatici tra i denti, e uno spazzolamento improprio o troppo vigoroso, effettuato con spazzolini dalle setole troppo dure e/o dentifrici abrasivi. Anche la normale attività di masticazione, di per sé, comporta nel tempo un’usura dei denti. L’importante è evitare di masticare dove non serve, quindi ad esempio non mordere le penne o i tappi di bottiglia, non mangiarsi le unghie.

Segnali di erosione

Quando è in atto un processo di erosione dello smalto dentale, lo si capisce da diversi fattori. In una prima fase si verifica un ingiallimento dei denti, unito ad un aumento della sensibilità al caldo e al freddo e ad una maggiore tendenza a scheggiature e rotture. A causa dell’indebolimento dello smalto, i denti risultano inoltre più esposti alle carie. Quando l’erosione è in uno stadio avanzato, la dentina diventa visibile. Si può notare, infine, un cambiamento della forma del dente, che si accorcia e si appiattisce.

Le possibili soluzioni

Lo smalto dentale, una volta consumato, non può più rigenerarsi. Ci sono dei modi, però per riparare la superficie danneggiata e proteggere il dente:

  • Otturazione: prevede il riempimento delle cavità create dalla carie con appositi materiali come resine o amalgama. 
  • Intarsio: consiste in una ricostruzione eseguita in laboratorio della porzione di dente che si è rovinata. È utile quando i danni non sono risolvibili mediante una semplice otturazione.
  • Corona dentale: quando il dente è irrimediabilmente compromesso si ricorre a questo rivestimento in ceramica per ricoprirlo interamente, proteggendolo e ripristinandone la forma.
Erosione dello smalto - soluzioni

Conclusione

Capire se è in atto un processo di erosione dello smalto dentale non è sempre facile: la forma smussata si nota solo in uno stadio avanzato, mentre sintomi come dolore o un’aumentata sensibilità al caldo e al freddo possono essere segno di problematiche diverse.

Se li avverti, però, non aspettare: proprio perché non si può rigenerare, preservare il nostro smalto dentale evitando che si danneggi irrimediabilmente è importantissimo. Senti subito uno dei nostri Dentisti di Fiducia: ti aiuterà a capire l’origine del disturbo ed individuerà insieme a te le soluzioni migliori per risolverlo.